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L’epigrafe senza autore del Teatro Massimo, un mistero da oltre un secolo

Un’epigrafe celebre. E anche se gli smartphone ci costringono a tenere lo sguardo verso il basso, ogni palermitano doc si è imbattuto nella frase che campeggia sulla facciata del Teatro Massimo: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. / Vano delle scene il diletto, ove non miri a preparar l’avvenire”. Ma c’è una domanda che non ha ancora trovato ad oggi risposta: chi è l’autore di questa epigrafe che ha fatto il giro di tutto il mondo?

COSA SAPPIAMO

Se sei un viaggiatore che ha fatto le escursioni del Saracen Sands Hotel a cura di Dimensione Sicilia o hai maturato il desiderio di farne una, sicuramente un must sulla tua lista delle cose da vedere è il Teatro Massimo di Palermo, il monumento più fotografato dai turisti e anche il più grande d’Italia (il terzo in Europa dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna). Di lui si sa quasi tutto, come per esempio il legame con gli architetti Basile (padre e figlio) e siamo sicuri che tu l’abbia riconosciuto all’interno del film Il padrino – Parte III di Francis Ford Coppola, in cui il padrino Michael Corleone vede morire la figlia, proprio sulla grande scalinata del teatro. Bene, premi stop e zoomma sulla parte superiore, eccola!

COSA NON SAPPIAMO

Un’epigrafe il cui autore rimane celato da oltre un secolo, una frase anonima che però potrebbe anche avere molti padri. Si è indagato nei vari circoli ed ambienti culturali cittadini e negli anni ’70, si pensò che l’autore fosse proprio l’architetto Giovanni Battista Filippo Basile ovvero il progettista del tempio della lirica palermitano, ma chi lo sosteneva non ne aveva le prove. E allora uno storico e urbanista palermitano, tale Rosario La Duca, iniziò un’indagine approfondita.

L’INDAGINE

Come si legge su un articolo di Lino Buscemi su Repubblica, La Duca stilò una lista ricchissima di nomi che via via andava scremando seguendo un filtro preciso: depennare quelli per cui non esistevano prove a sostenerne la tesi. E infine, le centinaia di nomi si ridussero ad appena due: il filosofo neoguelfo Vincenzo Gioberti e il sindaco di Palermo (dal 1876 al 1878) Francesco Paolo Perez.

TESI, ANTITESI E MANCATA CONCLUSIONE

A sostegno della tesi in favore del primo nome, una citazione riportata nel discorso di un assessore comunale proprio ai funerali dell’architetto Basile; mentre per il secondo, un opuscolo oggi custodito nella biblioteca dei Capuccini di Palermo che dice come fu lo stesso Perez a dettare quella frase. Ma a quanto pare lo stesso Perez smentì in un’intervista del 1884 al Giornale di Sicilia. E quindi? Al mistero, oltre cento anni dopo, non vi è soluzione. Rimane solo il fascino di una scritta senza autore, talmente fotografata e in vista che il suo paradosso sta proprio nell’avere avuto una mano celata.

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